"Come un altro, o Antifonte, si compiace di un bel cavallo, o di un cane, o di un uccello,
così e ancor di più, io traggo piacere dai buoni amici,
e se so qualcosa di buono.. lo insegno loro".


giovedì 29 settembre 2016

#AppuntiVeloci: Karl Julius Beloch.

Karl Julius Beloch fu un importante antichista tedesco vissuto tra il 1854 e il 1929. Beloch fu tra i più illustri rappresentanti di quella generazione di docenti tedeschi che, in seguito all'unità di Italia, vennero ad insegnare nel nostro paese: Beloch, in particolare, insegnò a Roma. All’epoca gli studi sull’antichità in Italia erano ancora fortemente legati all’erudizione; fu proprio Beloch a proporre un nuovo metodo storico più vicino alle scienze statistiche: Celebri sono i suoi studi a carattere demografico sul mondo greco, romano e italico. Attraverso il proprio innovativo metodo, Beloch riuscì a prendere le distanze da Teodoro Momsen, il patriarca del metodo tedesco in Italia, paese che frequentò molto, non per insegnarvi ma per raccogliere epigrafi latine; curatore del CIL (Corpus Iscritionis Latinarum) fu uno storico della civiltà romana con cultura impostata sul diritto.
Tra le opere più importanti di Beloch ricordiamo:
  •          ‘’La Campania’’, I ed. tedesca 1879, II ed. tedesca 1890. I ed. italiana 1889, prima monografia regionale del mondo storico;
  •          “Storia greca”, in tedesco, mai tradotta in italiano fatta eccezione per il primo libro,
  •           “Storia romana”,
  •           “Lega italica”.


L’importanza di Beloch è quella di essere stato un grandissimo antichista convertitosi al positivismo. Fortemente innovatore in questo senso, fu profondamente legato alla Campania e in particolar modo alla città di Sorrento.

mercoledì 28 settembre 2016

Appunti: La religione micenea.

I documenti rinvenuti relativamente alla civiltà micenea sono di carattere esclusivamente contabile e amministrativo. Essi costituiscono, nonostante ciò, fonti utili per la comprensione della dimensione religiosa di questa civiltà. Sulle tavolette in lineare B i teonimi (nomi delle divinità) sono frequenti nella misura in cui gli Dei risultano destinatari di offerte i cui dettagli vengono annotati sull’argilla (es. ‘’10 litri d’olio a Poseidone’’). I teonimi sono, quindi, sempre al dativo. I più frequenti sono i nomi di Zeus e di Poseidone, quest’ultimo particolarmente presente nelle tavolette di Pilo. Nelle iscrizioni, frequenti sono anche teonimi relativi a divinità che non trovano un corrispettivo omerico, come ad esempio ‘’Ma-na-sa’’. Inoltre, fondamentale caratteristica della teonimia micenea è l’esistenza delle cosiddette ‘’coppie consustanziali’’: ogni divinità ha il proprio corrispondente maschile o femminile. Zeus è contemporaneamente Dive e Divìa, Poseidone è contemporaneamente Poseidon e Posidaeia. La conclusione è che il mondo miceneo ha un pantheon di divinità differente da quello omerico. Ancora una volta è perfettamente dimostrato che il mondo miceneo non si identifica con quello omerico.  In più, sebbene la teonimia micenea preveda il nome di Poseidone, non è detto che egli assolvesse alla funzione di Dio del mare esattamente come per Omero. Esiste una continuità di nomi, ma non è detto che esista una continuità di funzioni. 

martedì 27 settembre 2016

#Versione: Marziale – Epigrammata IX, 68 – Che maestro insopportabile!

Quid tibi nobiscum est, ludi scelerate magister,
invisum pueris virginibusque caput?
Nondum cristati rupere silentia galli:
murmure iam saevo verberibusque tonas.
Tam grave percussis incudibus aera resultant,
causidicum medio cum faber aptat equo;
mitior in magno clamor furit anphitheatro,
vincenti parmae cum sua turba favet.
Vicini somnum non tota nocte rogamus:
nam vigilare leve est, pervigilare grave est.
Discipulos dimitte tuos. Vis, garrule, quantum
accipis ut clames, accipere ut taceas?

************************************
Cosa hai a che fare con noi, scellerato maestro,
uomo inviso ai fanciulli e alle fanciulle?
I galli dalle ritte creste non hanno ancora rotto il silenzio:
già tu tuoni con un molesto strepito e con sferzate.
Tanto cupamente risuonano i bronzi percossi sulle incudini,
quando il fabbro sistema a metà di un cavallo (la statua di) un avvocato;
più mite il clamore furoreggia nel grande anfiteatro,
quando la sua folla acclama il gladiatore vincente
Noi vicini chiediamo - non per tutta la notte - di dormire:
infatti stare svegli è cosa tollerabile, ma starlo a lungo è cosa insopportabile.
Lascia andare i tuoi allievi. Vuoi, o chiacchierone, ricevere
per tacere quanto ricevi per gridare?

lunedì 26 settembre 2016

Appunti: il III secolo in Grecia.

Nel 294 a. C. Demetrio Poliorcete diventò re di Macedonia, portando a compimento il progetto politico paterno.
Negli anni ’80 Demetrio Falereo venne sconfitto e catturato da Seleuco.
Sempre negli anni ’80 emerse la figura di Lisimaco, il generale alessandrino cui era stato assegnato il governo della Tracia. Spinto anch’egli dal desiderio di riunificare il grande regno di Macedonia, venne sconfitto nel 281 nella battaglia di Corupedio, che sancì la fine dell’età dei diadochi e l’inizio dell’età degli epigoni. Per Grecia degli epigoni si intende la Grecia dei discendenti dei primi diadochi alessandrini. Durante l’età degli epigodi i vari regni ellenistici si autonomizzarono definitivamente: in Macedonia si insediarono gli Antigonidi nella persona di Antigono Gonata. Costui fu responsabile della vittoria che i Greci riportarono sui Celti nel momento dell’invasione celtica della Grecia negli anni ’70. I Celti, disseminati su tutto il territorio europeo, erano un popolo di tradizioni nomadi e mercenarie parlante una lingua indoeuropea. Noti anche come Galli o Galati venivano considerati produttori di frequenti e intensi fenomeni migratori, come quella che interessò la Grecia negli anni ’70 del III secolo: passando per le Termopile arrivarono addirittura a Delfi. Antigono Gonata fu tra i responsabili del respingimento di queste orde barbariche, molte delle quali si rifugiarono però in Anatolia, fondando la Galazia (di qui Galati), dove furono fronteggiati dagli Attalidi.

SPARTA NEL III SECOLO.

Nel III Secolo Sparta conobbe uno straordinario rivolgimento interno, attribuito all’intervento di due sovrani tradizionalmente conosciuti come “re riformatori”, non colleghi nella diarchia, ma sovrani in due mandati consecutivi: Agide IV e Cleomene III. La loro vita plutarchea è messa in parallelo a quella dei Gracchi.  I tre provvedimenti fondamentali dei sovrani riformatori spartani furono:
  1. Divisione egualitaria della terra: in quest’ambito nasce la tradizione di Licurgo comunista che si legge, ad esempio, in Giustino. I re riformatori ripresero il mito di Licurgo riattualizzandolo.
  2. Abolizione dell’eforato
  3. Ripresa della politica peloponnesiaca.

Nacquero due leghe: la lega Achea e la lega Etolica. La lega Etolica ebbe un atteggiamento fondamentalmente più democratico rispetto alla lega Achea, in cui giocò un importante ruolo il condottiero Arato di Sicione e nella quale militò anche i padre dello storico Polibio.
I re riformatori riattivarono la politica peloponnesiaca esauritasi a Leutra. Tale ripresa fu testimone dello scontro tra Sparta e la lega Achea, che si sostituì allo storico nemico di Sparta, Argo, nella contesa del Peloponneso. La lega achea si alleò con la Macedonia, all’epoca sotto il controllo del sovrano Antigono Dosone (leteralmente “che darà”, ad indicare la sua natura di reggente per Filippo V, con cui si sarebbero incontrati i Romani). Antigono Dosone organizzò la Lega Ellenica, che sconfisse definitivamente gli Spartani nella battaglia di Sellasìa del 222 a.C., che segnò la fine della stagione dei re riformatori.

Nel 217  a.C. fu siglata la pace di Naupatto, l’ultima ad essere siglata tra Greci primi dell’arrivo dei Romani.

domenica 25 settembre 2016

Appunti: Dopo Alessandro Magno, la Grecia dei diadochi.

DOPO ALESSANDRO.
321 a.C, accordi di Triparadiso: Dopo la morte di Alessandro Magno, attraverso gli accordi di Triparadiso, il grande impero macedone venne diviso tra i suoi generali. Cominciò così l’età dei diadochi, letteralmente “dei successori”, dei generali macedoni che imposero sulle popolazioni indigene una classe dirigente greca: in questo consistette l’ellenismo, la più grande espansione greca mai effettuata in senso culturale. Nacque una territorialità del tutto particolare:

L’Egitto venne affidato al generale Tolomeo Lago, che diede avviò alla dinastia Lagide. L’Egitto lagide, il regno ellenistico più indipendente, ci ha consegnato una grandissima quantità di papiri.

L’Asia venne affidata al generale Seleuco, che dietde avviò alla dinastia seleucida.

La Frigia e l’Esponto venero affidate ad Antigono Monoftalmo, letteralmente “con un solo occhio”, così chiamato per via dell’occhio mancante, perduto in battaglia.

La Tracia venne affidata a Lisimaco.

Il regno di Pergamo (città stato) fu affidato ad Attalo, che avviò la dinastia degli attalidi.

La situazione in Macedonia rimase nelle mani di figure come Cratèro, Perdicca e Antipatro.

Subito dopo la conclusione degli accordi di Triparadiso, già nacquero dei contrasti tra i diadochi che ne erano stati protagonisti. Uno dei primi diadochi che comincerà a mettere seriamente in pericolo gli equilibri di triparadiso sarà Antigono Monoftalmo.

Subito dopo la morte di Alessandro, nel 321, la Grecia si ribellò: vedi guerra lamiaca. Alla fine della guerra lamiaca i Macedoni sconfissero gli Ateniesi ribellatisi e Antipatro collocò una guarnigione macedone ad Atene: si tratta della prima punizione inflitta dai macedoni agli Ateniesi.

DEMETRIO FALEREO.
317-307 a.C.: decennio di Demetrio Falereo. Demetrio Falereo venne posto ad Atene dal re macedone Cassandro. Era un allievo di Teofrasto, a sua volta allievo prediletto di Aristotele. Con Demetrio Falereo ci troviamo un decennio con un peripatetico al potere. Aristotele trasformò definitivamente le categorie di oligarchia e democrazia: anche etimologicamente, sappiamo che l’oligarchia è il governo di pochi e la democrazia il governo di molti; per Aristotele, invece, oligarchia è il potere di chi ha, dei ceti abbienti, la democrazia è il potere di chi non ha, dei ceti non abbienti. In questo senso il governo di Demetrio Falereo interpretò quest’istanza aristotelica: il decennio 17-7 è di fatto quello dell’Atene definita benpensante, borghese, dei ceti abbienti. Demetrio Falereo portò i ricchi al potere: la democrazia venne abolita, le forme assembleari cedettero al governo dei ceti abbienti. Il commediografo Menandro offre nelle proprie opere un’immagine assai eloquente del decennio faleraico ateniese. La commedia nuova di Menandro fu una commedia basata su tematiche come famiglia, equilibrio, giusto senso: una commedia pulita, estranea al turpiloquio. Il motivo della famiglia, in particolare, fu carissimo a Demetrio Falereo.


Subito dopo la conclusione degli accordi di triparadiso, già nacquero dei contrasti tra i diadochi che ne erano stati protagonisti. Uno dei primi diadochi che cominciò a mettere seriamente in pericolo gli equilibri di Triparadiso fu Antigono Monoftalmo. Avendo avuto in affidamento solo la Frigia e l’Esponto, un piccolo regno, si pose il problema della riunificazione del regno di Alessandro: si configurarono, tra i diadochi di Alessandro, orientamenti autonomistici (si veda il caso dell’Egitto) ma anche legittimisti, frutto della volontà di presentare se stessi quali eredi di Alessandro e del suo grande regno frazionatosi dopo Triparadiso. Antigono Monoftalmo aggredì i Seleucidi del regno di Siria  e i Lagidi d’Egitto, con l’intenzione di assoggettare entrambi i regni al proprio controllo. In quest’operazione fu coadiuvato dal figlio Demetrio Poliorcete (in greco “assediatore”, epiteto guadagnato in seguito al fallito assedio di Rodi) che nel 307 abbattè il governo di Demetrio Falereo ristabilendo la democrazia ad Atene. Generalmente le linee legittimiste (quale quella perseguita da Antigono Monoftalmo) favorivano la democrazia ad atene; le lineee non legittimiste  (quale quella perseguita da Antipatro) favorivano l’insediamento ad Atene di governi non democratici. Demetrio Poliorcete è anche celebre per essere entrato ad Atene con la moglie pretendendo onori divini. Nel 301 a.C, nella battaglia di Ipso, Antigono Monoftalmo perse la vita.

IL III SECOLO.
Nel 294 a. C. Demetrio Poliorcete diventò re di Macedonia, portando a compimento il progetto politico paterno.
Negli anni ’80 Demetrio Falereo venne sconfitto e catturato da Seleuco.
Sempre negli anni ’80 emerse la figura di Lisimaco, il generale alessandrino cui era stato assegnato il governo della Tracia. Spinto anch’egli dal desiderio di riunificare il grande regno di Macedonia, venne sconfitto nel 281 nella battaglia di Corupedio, che sancì la fine dell’età dei diadochi e l’inizio dell’età degli epigoni. Per Grecia degli epigoni si intende la Grecia dei discendenti dei primi diadochi alessandrini. Durante l’età degli epigodi i vari regni ellenistici si autonomizzarono definitivamente: in Macedonia si insediarono gli Antigonidi nella persona di Antigono Gonata. Costui fu responsabile della vittoria che i Greci riportarono sui Celti nel momento dell’invasione celtica della Grecia negli anni ’70. I Celti, disseminati su tutto il territorio europeo, erano un popolo di tradizioni nomadi e mercenarie parlante una lingua indoeuropea. Noti anche come Galli o Galati venivano considerati produttori di frequenti e intensi fenomeni migratori, come quella che interessò la Grecia negli anni ’70 del III secolo: passando per le Termopile arrivarono addirittura a Delfi. Antigono Gonata fu tra i responsabili del respingimento di queste orde barbariche, molte delle quali si rifugiarono però in Anatolia, fondando la Galazia (di qui Galati), dove furono fronteggiati dagli Attalidi.

Appunti: Alessandro Magno.

Alessandro Magno salì al trono grazie all’abilità e all’ambiziosità della madre Olimpiade, proveniente da una tribù dell’Illiria, i Molossi. Al pari del defunto padre, il primo atto da sovrano fu garantirsi l’equilibrio interno del proprio regno intraprendendo, a tal fine, guerre contro le popolazioni macedoni ribellatesi. Tebe venne rasa al suolo: secondo la tradizione sarebbe rimasta in piedi solo la casa del poeta Pindaro. Sparta risultava all’epoca essere sempre più evanescente. Alessandro si propose di portare avanti la politica paterna stabilita nel convegno di Corinto: liberare i Greci dai Persiani. Quando gli Ateniesi, gli Spartani di Lisandro, di nuovo gli Ateniesi, I tebani, I Macedoni di Filippo avevano dichiarato la volontà di combattere i Persiani, avevano sempre inteso la volontà di liberare LA IONIA dalla loro presenza. Filippo non aveva mai progettato il totale e definitivo annientamento dell’impero persiano, ma unicamente la liberazione della costa anatolica. Quando Alessandro intraprese la propria spedizione, incontrò non poche difficoltà, in primo luogo le controversie esplose col re di Rodi Memnone. Giunto in Anatolia si recò a troia, quasi sentendosi un novello Agamennone, col mito della guerra di Troia come guerra di liberazione della Ionia. Con l’intento di liberare le coste anatoliche, partì dalla Frigia. All’epoca a Gordio esisteva  un tempio frigio nel quale era presente un carro che si riteneva essere appartenuto al mitico Gordio, eponimo della città. In questo carro c’era un nodo che, secondo la tradizione, nessuno sarebbe stato in grado di sciogliere all’infuori di Gordio stesso, una volta tornato. Giunto presso il tempio Alessandro sciolse il nodo, tra l’acclamazione generale dei sacerdoti presenti. Questo episodio è rilevante nella misura in cui il percorso di conquista di Alessandro fu favorito soprattutto dalla sua capacità di accattivarsi il favore dei cleri locali. La prima importante vittoria fu quella riportata nella battaglia del Granìco, in occasione della quale inviò a Delfi numerose spoglie a nome di tutti i Greci meno gli Spartani. Seguì la battaglia di Isso, nei pressi dell’attuale Siria, dopo la quale, secondo la tradizione, Alessandro subì un drastico mutamento nei comportamenti e nei costumi: ad Isso fini, politicamente parlando, l’Alessandro grecofilo continuatore della politica paterna e nacque Alessandro Magno. L’obiettivo diventò da allora raggiungere il cuore della Persia: non si gettò a capofitto verso il proprio obiettivo, ma discese lungo la costa, passando anche per la Fenicia e compiendo il difficilissimo assedio di Tiro. Giunto in Egitto, sotto il controllo dei Persiani, si rivolse ai grandi centri templari egiziani, notoriamente intolleranti rispetto al tacco persiano. Si recò nell’oasi di Siwa , presso l’oracolo di Zeus Ammone, dove si fece riconoscere come figlio di Zeus per intercessione della madre Olimpiade. A Menfi si fece addirittura riconoscere faraone. Combatté e vinse la battaglia di Gaugamela. Besso, satrapo di Battriana e Sogdiana,  dopo aver assassinato il legittimo sovrano persiano, Dario III, che era stato sconfitto da Alessandro Magno nella battaglia di Gaugamela, si autoproclamò imperatore di Persia. La tradizione vuole che Alessandro, punito Besso, si sia mostrato fortemente benevolo nei confronti della moglie e delle figlie dell’assassinato sovrano. A Gordio Alessandro si era presentato come risolutore dell’attesa del mitico eponimo, in Egitto era stato riconosciuto figlio di zeus e faraone, dopo Gaugamela divenne il nuovo Gran re, andando a sostituire il sovrano di Persia. La tradizione antica, che interpretò moralisticamente gli eventi, insistette sul fatto che Alessandro si fosse barbarizzato al punto di adottare una linea orientalizzante: fece in modo che i propri generali sposassero donne del posto nelle celebri nozze di Susa e sposò egli stesso una principessa battriana, Rossane, da cui ebbe anche un figlio, Alessandro IV. L’orientalizzazione di Alessandro, effettivamente avvenne, ma non la si deve leggere però in senso moralistico: il sovrano si era reso conto del fatto che distruggendo l’impero persiano senza assicurarsi una continuità rispetto al passato sarebbe stato per lui impossibile consolidare il proprio potere. Nell’esercito macedone, tuttavia, la linea orientalizzante adottata dal sovrano suscitò non pochi malcontenti: si ricordi, a tal proposito, la celebre congiura dei paggi ordita col proposito di attentare alla vita di Alessandro.


Ci sono due episodi che sintetizzano l’evoluzione dei rapporti tra Alessandro e la Grecia all’indomani della spedizione antipersiana: la richiesta ai Greci degli onori divini per il suo amico Efestione e il cosiddetto rescritto di Susa o Decreto di Nicànore, con il quale Alessandro chiese alle città greche di far ritornare gli esuli. Nel convegno di Corinto Filippo aveva assicurato alle città greche che lo status politico sarebbe rimasto quello immediatamente successivo alla vittoria di Cheronea; col decreto di Nicanore Alessandro si contrappose al precedente provvedimento paterno, manifestando l’intenzione di disegnare una Grecia totalmente diversa. Entrambi i provvedimenti, la richiesta degli onori divini per Efestione e il decreto di Nicanore, vennero accolti più che negativamente in Grecia, avendo essi messo in discussione i ceti tradizionali che avevano visto il proprio potere confermato e garantito da Filippo. 

sabato 24 settembre 2016

Storia greca, Appunti lezioni: 03\03\2016: LEZIONE2.

CIVILTA’ MINOICA:
Per civiltà minoica si intende la civiltà di Creta antica. Creta è un’isola che si trova nel Mediterraneo orientale a nord dell’Egitto e a sud del Peloponneso, ossia dell’area continentale greca.Il termine “minoico” fu coniato dallo scopritore di questa antica civiltà, Sir Arthur Evans, un archeologo del’Inghilterra (sud della G.B.) vittoriana vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900 che, indirizzato verso Creta dall’ archeologo ed epigrafista italiano Federico Halbherr, nel 1900 condusse gli scavi che portarono alla luce, presso la città di Cnosso, le rovine di un antico palazzo. Il termine “minoico” fa riferimento al mitico re cretese Minosse che, come osservò Plutarco (scrittore e biografo greco vissuto sotto l’Impero Romano tra il I e il II secolo d.C) gode di una fama ambigua, venendo tratteggiato ora positivamente, ora negativamente dalle varie fonti che vi fanno riferimento. La tradizione greca, generalmente, lo dipinge come un tiranno e un malvagio, un generatore di mostri. Nel ‘300 Dante Alighieri ne offrirà invece un ritratto benevolo: all’interno della Divina Commedia Minosse veste i panni di un infallibile legislatore e, posto all’ingresso del II cerchio dell’Inferno, giudica le anime dannate spedendole nel Cerchio corrispondente al peccato commesso in vita.Ad Evans non dobbiamo solo il merito di aver scoperto le tracce materiali di una cultura di cui la tradizione, a partire da Omero, aveva a lungo parlato, ma anche tutta una serie di stereotipi radicati nella nostra cultura che sono riconducibili all’estrazione culturale dello stesso Evans: quella della Britannia vittoriana. Non a caso i ruderi rinvenuti a partire dagli scavi di Cnosso vengono denominati ‘’Palazzi’’, nome che riflette fortemente l’inglese ‘’Palace’’pur non avendo nulla a che vedere con ciò che gli inglesi intendevano con questa parola. Allo stesso modo Evans chiamo ‘’geroglifico cretese’’ l’antica tipologia di scrittura, non ancora decifrata, rinvenuta a Creta su sigilli di terracotta, presumibilmente perché impropriamente comparata al geroglifico egiziano, con il quale fra l’altro non ha nulla a che vedere. Sempre ad Evans dobbiamo la concezione del labirinto come luogo sacro, dell’ascia a due penne e della colonna come simboli religiosi, della venerazione dei Cretesi per la natura. Tutti questi stereotipi individuano una visione essenzialmente primitivistica della civiltà minoica, in linea con le tendenze culturali del tempo di Evans, in cui in Gran Bretagna (arcipelago a nord della Francia) prevalevano evoluzionismo e primitivismo e, in definitiva, l’idea di certe culture come primitive. Sempre Evans fu fautore di una prima cronologia della civiltà minoica, stabilita coerentemente con la datazione delle ceramiche rinvenute. Tale cronologia prevedeva una scansione tripartita in:1. Antico Minoico (AM)2. Medio Minoico (MM)3. Tardo Minoico (TM).

Una cronologia stabilita coerentemente con la datazione dei palazzi rinvenuti prevede una scansione tripartita in:

1. Età protopalaziale (proto = fase iniziale; pre = prima di): età di formazione dei palazzi; 2100-1900 a.C. circa;2. Età dei primi palazzi: 1900-1700 a.C. circa;3. Età neopalaziale: età dei secondi palazzi; 1700 a.C. circa-1370 a.C.

ETA’ PROTOPALAZIALE: 

Tra il 2100 e il 1900 a.c circa l’isola di Creta subisce una straordinaria trasformazione a livello territoriale: i villaggi vanno in crisi e si assiste alla nascita di strutture più complesse, quelle cui Evans darà il nome di ‘’palazzi’’, ossia strutture con funzione burocratica, amministrativa ed economica che assumono centralità nel territorio. Quella del palazzo è, in sostanza, una nuova forma di organizzazione economica e territoriale.

ETA’ DEI PRIMI PALAZZI:Tra il 1900 e il 1700 a.C. circa sorgono i tre palazzi cretesi più importanti:1. Palazzo di Cnosso, nel mezzo dell’isola, a 6 km dalla costa settentrionale, oggetto di scavi per gli archeologi inglesi. 2. Palazzo di Mallia, anch’esso situato lungo la costa settentrionale dell’isola, ad Est di Cnosso, oggetto di scavi per gli archeologi francesi.3. Palazzo di Festo, nella piana di Mesarà, a sudovest di Cnosso e in prossimità della costa meridionale di Creta, oggetto di scavi per gli archeologi italiani. N.B. I Tedeschi non scavarono a Creta, ma a Troia e Micene.

ETA’ NEOPALAZIALE:Gli archeologi hanno constatato una brusca interruzione materiale, un sorta di vuoto improvviso databile intorno al 1700 a.C. circa, periodo a partire dal quale il sistema palaziale conosce una profonda crisi che lo conduce al progressivo declino. L’ipotesi più accreditata dalla tradizione per giustificare questo vuoto è il successivo declino del modello palaziale è quella secondo la quale Creta sarebbe stata investita da una serie di violenti terremoti. Si tratta, in ogni caso, di un’ipotesi che non è possibile certificare. Certo è, tuttavia, che per quanto concerne i fenomeni storici nulla nasce all’improvviso e nulla muore all’improvviso: Fernand Braudel, uno storico francese del secolo scorso, parla a tal proposito di ‘’fenomeni di lunga durata’’. È probabile che la crisi del sistema palaziale sia stata determinata dalla sua natura di sistema burocratico amministrativo che come tale non poteva auspicare a durata perpetua. 

Il sistema palaziale conosce nuovo e più florido sviluppo nell’età cosiddetta neopalaziale.Per età neopalaziale si intende quell’età della storia di Creta che va dalla fine della crisi del 1700 a.C circa e termina convenzionalmente con l’anno 1370 a.C., anno a partire dal quale il nome dei Cretesi scompare dalle documentazioni egiziane. Tra le caratteristiche fondamentali di quest’età vi è una più ampia fioritura dei palazzi e la maggiore centralità amministrativa del palazzo di Cnosso. Importante è anche la fioritura in senso artistico, specie per la produzione di ceramiche. Altro fenomeno di rilievo che si fa risalire all’età neopalaziale è la diffusione della cultura minoica anche al di fuori dell’isola di Creta, come testimoniato dal ritrovamento di affreschi tipicamente minoici presso Santorini, l’antica Tera, l’isola più a sud delle 12 che compongono l’arcipelago delle Cicladi, nel mare Egeo, a nord di Creta. La diffusione della cultura minoica (a livello di manufatti in ceramica, iconografia e costumi) ha interessato anche l’Anatolia, una regione dell’Asia sudoccidentale nell’odierna Turchia, a nordest di Creta. Tucidide, storico greco del V secolo a.C. ne ‘’La guerra del Peloponneso ‘’ testimonia che, anticamente, il re Minosse avrebbe creato una talassocrazia, ossia un potere sul mare: egli avrebbe liberato l’Egeo dai pirati, imponendo, inoltre, tasse e pedaggi. Gli storici conclusero che il ritrovamento di manufatti cretesi al di fuori dell’isola costituisse la prova di quanto Tucidide aveva scritto e in definitiva il risultato di operazioni di espansione coloniale da parte di Creta. Si tratta di una conclusione scorretta ed impropriamente raggiunta: Il ritrovamento di manufatti facenti capo ad una certa facies culturale in una zona ad essa estranea non costituisce, di per sé, la prova di un invasione in senso militare, ma solo di una contaminazione culturale avvenuta con certe dinamiche. Questo tipo di operazione prende il nome di ‘’operazione combinatoria’’, che designa un’arbitraria fusione della documentazione archeologica e di quella letteraria. Fonti di carattere differente non possono in alcun modo essere combinate e devono sempre essere valutate singolarmente. Non a caso, quando Tucidide scrive della Talassocrazia realizzata da Minosse, egli non solo considera Minosse un personaggio storicamente definito, ma è anche anacronistico nella misura in cui riflette sul passato la politica coloniale ateniese del proprio tempo.

Gli studiosi hanno evidenziato un fenomeno assai strano risalente al 1450 a.C. circa: in quel periodo, in piena età neopalaziale, presso il palazzo di Cnosso, sono presenti delle tavolette di argilla recanti incisioni in lineare B.  Generalmente, di fronte ad eventi storici inspiegati, la tradizione storiografica di stampo positivista, tra ‘800 e ‘900, è ricorsa a due ordini di ipotesi: una catastrofista (terremoti, maremoti e così via..), l’altra invasionistica: In questo caso specifico si è pensato ad un occupazione micenea di Creta. In verità sia la soluzione catastrofista che quella invasionistica sono ormai superate. I fenomeni storici sono molto più complessi e difficilmente è possibile accontentarsi di questo genere di spiegazioni. La presenza di un elemento linguistico straniero a Creta non costituisce la prova di un’ipotetica invasione militare dell’isola. La teoria più accreditata è quella invasionistica, ma non è detto che sia quella corretta.

QUALI SONO LE FONTI DALLE QUALI RICAVIAMO INFORMAZIONI CIRCA LA SOCIETA’ MINOICA?:
1. Fonti archeologiche
 2. Fonti epigrafiche;
3. Fonti mitiche.